Tabià Santo Stefano di Cadore

SBSA | Sandri Barbara, Smaniotto Andrea architetti associati
Santo Stefano di Cadore (BL)

Fotografie Gustav Willeit

Tabià Santo Stefano di Cadore

I tabià sono tradizionali fienili in legno tipici delle regioni montane delle Dolomiti. Queste strutture, destinate principalmente all’essiccazione e alla conservazione del fieno per il bestiame durante i mesi invernali, rappresentano un patrimonio culturale significativo. Essi testimoniano le tradizioni agricole, il sapere costruttivo e l’ingegnosità delle popolazioni montane, diventando parte integrante del paesaggio e dell’identità delle Dolomiti. Ogni tabià racconta una storia, fatta di lavoro, tradizione e rispetto per l’ambiente, e costituisce un elemento insostituibile del tessuto rurale alpino.
Il progetto Tabià S. Stefano affronta il tema del recupero degli edifici rurali e il loro adattamento a nuove funzioni. La sfida della ristrutturazione è stata quella di cogliere lo spirito vernacolare dei luoghi e reinterpretarlo in chiave contemporanea: il fienile diventa abitazione, assumendo un aspetto iconico e astratto, ripulito da qualsiasi elemento decorativo per esaltarne il valore simbolico. L’intervento ha salvaguardato l’immagine del tabià, mantenendone l’integrità volumetrica e la continuità dei materiali e delle superfici. Le nuove aperture sono state integrate applicando lo stesso materiale delle pareti, intonaco grezzo al piano terra e legno al piano superiore. Ogni dettaglio è stato studiato con attenzione per garantire un equilibrio tra innovazione e conservazione, tra estetica e funzionalità, evitando alterazioni che potessero snaturare l’identità dell’edificio.
Queste costruzioni sono situate in luoghi soleggiati e ventilati, e anche il Tabià S. Stefano conferma questa strategia. Posto al margine esterno del paese, sulle pendici della montagna e a ridosso del bosco, l’edificio si eleva dal suolo arretrando rispetto alla strada principale, densa di palazzine. In questo modo, funge da cerniera tra gli spazi urbanizzati e quelli naturali. Un percorso pedonale in salita si distacca dalla strada cittadina e ci conduce in un territorio dove le attività rurali sono ancora vive, come dimostrano la presenza di altri fienili nelle immediate vicinanze. Qui, lo spazio si dilata e ci accoglie il tabià circondato da un prato e dal bosco, creando un ambiente che invita alla contemplazione e alla connessione con la natura.
Il camminamento in pietra guida all’ingresso principale, mantenuto a nord per sfruttare la naturale pendenza del terreno, consentendo di accedere direttamente al livello intermedio dell’edificio, articolato su tre piani. La casa è stata riprogettata seguendo lo schema tripartito tipico del Bellunese, con la scala collocata al centro. Appena varcata la soglia, la scala si staglia davanti agli occhi, lasciando intravedere il cielo e invitando a salire al piano superiore, dove è stata ricavata la zona giorno in un unico grande ambiente. La doppia esposizione nord-sud delle facciate vetrate incornicia il paesaggio montano e crea relazioni diverse con il contesto: a sud, le vetrate a tutta altezza introducono il tema della trasparenza e offrono una vista mozzafiato sulle Dolomiti; a nord, le ampie superfici vetrate immergono lo sguardo nei colori del bosco. I confini tra interno ed esterno si dissolvono, trasformando il paesaggio in un elemento architettonico della casa. L’uso strategico della luce naturale, amplificata dalle ampie aperture, conferisce all’ambiente un’atmosfera unica, in cui il ritmo della giornata si riflette negli spazi interni.
L’approccio pulito e minimalista al recupero passa anche attraverso la cura dei dettagli costruttivi. Esiste un legame indissolubile tra forma, materia e dettaglio costruttivo: i materiali della tradizione sono stati reinterpretati in chiave contemporanea. Questo edificio si inserisce in un contesto che non è solo fisico, ma anche simbolico, esemplificando un sapere costruttivo antico.
Il progetto lavora con il concetto di memoria, sia per la specificità del luogo (le Dolomiti del Cadore) sia per la tipologia costruttiva del tabià, ricca di tradizione. Le sue radici affondano nella storia e nell’architettura vernacolare, ma con uno sguardo rivolto al futuro, cercando un equilibrio tra passato e contemporaneità, tra eredità e innovazione. Questo approccio non solo valorizza il patrimonio esistente, ma crea anche un modello di intervento sostenibile e replicabile per altri edifici rurali simili. Il Tabià S. Stefano diventa così un esempio di come il recupero di architetture storiche possa convivere armoniosamente con le esigenze dell’abitare moderno, senza compromettere il fascino e l’identità del paesaggio alpino.